Monossido, come evitare guai: i consigli dei Vigili del Fuoco

Ogni anno, durante la stagione invernale, si ripropone il problema connesso al cattivo funzionamento degli impianti produzione di calore (caldaie, stufe, ecc..). Infatti di frequente intervengono i Vigili del Fuoco a causa di esalazioni di monossido di carbonio (CO) in ambiente.

A tal proposito il comandante provinciale dei Vigili del Fuoco ritiene opportuno fornire alcune informazioni relative al monossido di carbonio.

«Queste informazioni – spiega l’ing. Agatino Carrolo – non hanno la presunzione di essere esaustive sotto l’aspetto scientifico, ma di dare le indicazioni necessarie a comprenderne il pericolo per l’uomo e le corrispondenti misure di sicurezza da adottare. Alcuni suggerimenti sono tratti dalla letteratura tecnica altri dall’esperienza pompieristica sul campo. Conoscere i pericoli e le norme di comportamento consente di proteggere la propria vita e quella degli altri».

Ecco allora di seguito le indicazioni formulate a tutela degli utenti da parte del comandante provinciale dei Vigili del Fuoco.

Caratteristiche del monossido di carbonio

Il monossido di carbonio (formula chimica CO) ha una densità lievemente inferiore a quella dell’aria (alla temperatura di 20°C la densità del gas è pari a 1,15 kg/mc, mentre quella dell’aria alla stessa temperatura è di 1,2 kg/mc). E’ un gas inodore, incolore e insapore (l’organismo umano non è in grado di avvertire la presenza di CO in ambiente) che viene assorbito dall’uomo per via inalatoria; sembra accertato che non vi sia assorbimento da parte della cute. Quindi è individuabile solo con apposite strumentazioni. E’ buona norma installare in ambiente rilevatori automatici di monossido di carbonio che segnalino la sua presenza emettendo un suono e intercettando l’erogazione del gas combustibile.

Quando si forma il monossido di carbonio

Si sviluppa a causa di una combustione incompleta, in carenza di ossigeno. Il monossido di carbonio si libera soprattutto quando la concentrazione di ossigeno nell’ambiente è relativamente bassa (ad esempio, in ambienti chiusi scarsamente ventilati); tale gas, considerato che durante la combustione si produce spesso con concentrazione elevata rispetto alle altre sostanze tossiche, è certamente il più pericoloso ed è il principale responsabile della maggior parte dei decessi delle persone che avvengono nel corso degli incendi.

La ventilazione degli ambienti

Questo gas se non è regolarmente disperso o espulso dai sistemi di estrazione (cappe e camini) invade gli ambienti della casa senza che ce ne accorgiamo, provocando danni anche letali all’uomo. La ventilazione permanente è fondamentale per agevolare il corretto funzionamento della combustione. Laddove è installato rimpianto produzione di calore è necessario un foro di dimensione idonea alla tipologia di impianto, al tipo di apparecchio installato, alla sua potenzialità e alla destinazione d’uso del locale.

Da chi va fatta la manutenzione

La manutenzione ordinaria e straordinaria nonché i controlli degli impianti, apparecchiature e canne fumarie va effettuata periodicamente da personale appositamente abilitato e in conformità a quanto prescritto dal costruttore.

In particolare nei casi di impianti inutilizzati per lunghi periodi è importante, prima della loro messa in servizio, eseguire una serie di verifiche che accertino il normale funzionamento dell’impianto stesso, che potrebbe essersi danneggiato in qualche sua parte proprio perché inattivo da tempo: ad esempio la canna fumaria potrebbe essere stata ostruita da nidi d’uccelli.

Effetti provocati nel corpo umano a seguito dell’inalazione di monossido di carbonio

Il monossido di carbonio assorbito si combina con l’emoglobina del sangue che ha per esso un’affinità di 16 volte superiore a quella dell’ossigeno e forma una sostanza, chiamata carbossiemoglobina (COHb). In queste condizioni si riduce il trasporto di ossigeno nei tessuti da parte del sangue, a causa della fondazione limitata di ossiemoglobina e tale insufficienza di ossigeno comporta gravi conseguenze per l’organismo umano (gli organi che più risentono della presenza di CO sono quelli che richiedono maggiore fabbisogno di ossigeno, come il cervello, il cuore e i muscoli in movimento); quindi in caso di intossicazione acuta di CO, un primo trattamento da effettuare su una persona è la respirazione artificiale e la rapida somministrazione di ossigeno. La sintomatologia più comune di chi ha subìto più o meno lievi avvelenamenti da monossido di carbonio è caratterizzata da sonnolenza, pesantezza di testa, nausee.

Durante le prime fasi che conducono all’inabilitazione del soggetto si manifesta una riduzione dell’attività psicomotoria con tendenza della persona a permanere in uno stato di torpore (effetto narcotico); successivamente, contrariamente a quanto possa pensarsi, anche se l’attenzione della persona fosse richiamata bruscamente (ad esempio dal suono di una sirena che segnala la presenza di un incendio), essa avrebbe comunque bisogno dell’aiuto dei soccorritori in quanto difficilmente riuscirebbe a porsi autonomamente in salvo per i seguenti motivi:

1. Il predetto stato di sonnolenza è molto probabile che sia rapidamente seguito da incoscienza o coma;

2. L’accumulo nell’organismo di monossido di carbonio dipende dall’attività respiratoria della persona; pertanto qualunque attività fisica venga eseguita dalla persona (ad esempio un tentativo di fuga dal luogo dell’incendio) condurrebbe ad un aumento del volume di aria inspirata ed inevitabilmente anche della percentuale di carbossiemoglobina nel sangue, che così potrebbe raggiungere valori che provocano la perdita di coscienza.

Cosa fare in caso di esalazioni monossido di carbonio

In caso di sospetto di esalazioni di monossido di carbonio:

  1. aerare immediatamente il locale;
  2. allontanare tutte le persone dall’ambiente contaminato;
  3. eliminare la fonte di produzione di CO;
  4. non provocare scintille o fiamme vive;
  5. chiamare il 112 tanto per il soccorso sanitario quanto per il soccorso tecnico urgente (Vvf)

Fonte: Giornale di Brescia